BaChe tu sia un giovane uomo o una giovane donna, che tu viva in città o in campagna: il computer diventerà buona parte del tuo futuro. Studiare la scienza del computer ed avere quelle competenze è importante per il tuo futuro, è importante per il futuro della nazione.

(Barack Obama)

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Citazione  —  Pubblicato: 2 febbraio 2014 in Il Cattivik

SemaforoNegli anni duemila molti hanno preso in prestito dal futuro più di quanto il loro tasso di innovazione potesse sostenere; hanno destinato le risorse a fini improduttivi. Molte delle impennate di prosperità del passato si sono ridotte a nulla perché le persone hanno destinato troppo poco all’innovazione e troppo all’inflazione dei prezzi degli strumenti finanziari, oppure alla guerra, alla corruzione, ai lussi e alle ruberie.

(Matt Riddley)

Citazione  —  Pubblicato: 1 febbraio 2014 in Il Cattivik

La fila alle Poste, specchio del Paese

Pubblicato: 21 ottobre 2013 in Il Cattivik
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In fila alle PosteLa fila agli uffici postali è lo specchio del Paese.

E riflette anche molto bene lo stato delle comunità locali.

Brusio, argomenti, piccole furberie, operazioni allo sportello: non c’è indicatore più evidente e a buon mercato per provare a capire un luogo.

Il Paese si divide drammaticamente anche in questo.

Frasi fatte, banalità, proteste contro l’elimina code che non funziona (!?!?!?!), carte d’identità dimenticate per provare a fare ugualmente prelievi, donne anziane che a mala pena si tengono in piedi accompagnate da figlie e nuore premurose e rapide nell’avventarsi sul gruzzolo non appena viene messo nell’intercapedine dall’impiegato.

Alle Poste si vedono sempre meno operazioni di versamento (il tentativo di trasformare in “si vedono” in un dato quantitativo alla fine ha solo trovato un traccia nella relazione semestrale finanziaria del primo semestre 2013 che recita : “Le Altre partite da addebitare alla clientela sono prevalentemente costituite da:  • somme dovute dai partner commerciali per l’accettazione sulle proprie reti distributive di ricariche di carte Postepay e pagamento bollettini per complessivi 34.800 migliaia di euro (27.549 migliaia di euro al 31 dicembre 2012)” con un’indicazione implicita di aumento delle transazioni sulle reti dei partners): internet e anche la possibilità di pagare i bollettini utilizzando le banche, le tabaccherie o altre tipologie di esercenti lascia il segno visivo.

Il Paese si divide tra nord e sud, tra chi preleva e chi versa, tra chi chiacchiera e chi sbuffa, tra chi parla e chi sta in silenzio.

Perché molte volte il silenzio è l’unica cosa da fare in un brodo di banalità.

 

 

 

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Lunedì 7 ottobre un nubifragio ha investito il Metapontino portando morte e distruzione.

E’ sempre così: il Metapontino è destinato ad allagarsi. E’ una cambiale che quel territorio paga puntualmente ogni anno. Esondano i fiumi, tracimano i canali, non resistono le difese.

E ogni volta è sempre la stessa solfa: il territorio non è protetto, non c’è la manutenzione dei corsi d’acqua, il Padreterno ha deciso così….. e via via scendendo nell’elenco delle ovvietà.

Ciò che ovvio non è che per anni sono stati buttati miliardi per questi risultati. Ma questo ora è, purtroppo secondario.

Lunedì 7 ottobre, come è successo già altre volte, l’acqua ha allagato l’area archeologica del tempio di Apollo Licio.

Le immagini sono raccapriccianti. Ma Metaponto non è Pompei. Quindi non gliene frega a nessuno. Nemmeno ai lucani, distratti più di ogni altra cosa dal risiko delle candidature nel Pcus.

Ingrati.

“Metaponto – scrive Antonella Pellettieri sul Quotidiano della Basilicata – rappresenta il simbolo della nostra identità più lontana quando, inconsapevolmente, ci unimmo inesorabilmente alla storia del Mediterraneo”.

Se noi fossimo una cosa seria, e non lo siamo, invece di filosofeggiare a vuoto sulle estrazioni di petrolio avremmo già da anni deciso chi doveva pagare per dare valore all’immenso patrimonio culturale della Basilicata: le compagnie petrolifere.

Sono le sole che hanno i soldi, l’interesse nel breve e nel lungo termine a offrire generosa collaborazione. A patto di non andare con il cappello in mano!

Noi, invece, con i soldi delle royalties rifacciamo lo stesso pezzo di marciapiede 5 volte così si accontentano cinque imprese,  diamo il bonus bebé, diamo 150 euro (Sic!) di borsa di studio agli studenti delle scuole secondarie di primo grado ecc. ecc. (chi ha lo stomaco forte può farsi un giro sui siti – quelli che funzionano – dei comuni destinatari delle royalties per vedere lo scempio a cui si è arrivati!).

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La Penisola è punteggiata di proteste. La nuova geografia della giustizia prevede la chiusura delle sedi decentrate dei Tribunali e la chiusura di un certo numero di Tribunali.

Chi ha conosciuto la sedi decentrate dei tribunali e i piccoli Tribunali certo oggi non prova nessun rimpianto. Piuttosto si chiede perché questo processo di razionalizzazione non sia avvenuto prima.

E anche chi oggi protesta nelle strade dovrebbe avere il coraggio di dire ad alta voce quello che qualche mese fa sussurrava sulla presenza dei magistrati, sulla produttività della giustizia penale e civile, sulla giustizia che non veniva amministrata.

Da certe proteste emerge tuttavia una dura realtà che alle varie classi politiche locali: la presenza degli uffici pubblici ha coperto l’assenza di qualsiasi modello di sviluppo locale. Per questo tolta la coperta si scoprono i guasti: intere comunità nate e cresciute esclusivamente nel rapporto subalterno con certe strutture pubbliche. Spesso generando anche un effetto di spiazzamento in comunità che avevano una storia di impresa privata e saperi diffusi.

E spesso le une e gli altri sono stati asfaltati (per usare un termine corrente) dalla presenza e dalla spesa improduttiva di questi uffici pubblici.

Qualche esempio può aiutare a capire.

In Basilicata ci sono 14 ospedali per 530mila abitanti!

Molti di questi ospedali sono nati quando non c’erano strade, o facevano schifo, quando l’unico elicottero noto volava sugli schermi ed era quello di Apocalispe now.

Oggi a cosa servono? Molti reparti non raggiungono le prestazioni minime suggerite dalle società mediche. E non si può continuare a confondere la presenza di un ospedale con l’erogazione dei servizi di emergenza, che seguono un’altra strada.

Servono tuttavia a mantenere privilegi e un sistema assistenzialistico figlio della devozione alla spesa pubblica.

C’è un paese della Basilicata che aveva una storia economica di primo piano (un industriale del posto produttore di liquori agli inizi del ‘900 che si affidò per la pubblicità alla stessa tipografia della Ramazzotti!) .

Poi un eminente politico di questo paese divenne direttore di un ospedale. E sono proliferati gli infermieri…..

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Questo grafico racconta cosa è successo alla popolazione di quel paese dal 1951 al 2011.

Eppure sia la nuova geografia giudiziaria, sia la questione degli ospedali, che in un tutto il sud è sempre latente, potevano essere l’occasione di cominciare a pensare a un disegno complessivo della presenza delle amministrazioni pubbliche, giacché è impensabile che possano essere utilmente concentrate in uno o pochi luoghi.

(Segue)

Milano, Italia

Pubblicato: 6 settembre 2013 in Il Cattivik
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Il Duomo imbiancato nelle settimane prima del Natale 2012

Il Duomo imbiancato nelle settimane prima del Natale 2012

Qualche tempo fa mi è stata regalata una lampada. Una bella, bellissima lampada. Per un po’ pigramente non ho deciso che farne. E la lampada è rimasta inoperosa nella sua bella confezione.

Quando ho deciso che farne, la sorpresa.

Tutto perfetto, tranne che mancava il plug in per il collegamento tra alimentatore e rete elettrica.

O meglio c’erano tre plug in, uno ciascuno per rete (europea, asiatica, americana) ma erano incompleti. Erano un aborto della plastica.

Allora ho preso la confezione e ho cominciato il pellegrinaggio tra negozi di materiale elettrico, elettronico e succedanei vari.

Niente.

Sono, quindi, andato, dall’esclusivista locale della marche prestigiosa della lampada.

“Un bellissimo regalo” mi ha detto il proprietario alludendo anche al costo.

Mi ha fatto vedere la gemella in azione, ma del pezzo niente.

“Non c’è nemmeno nella lista dei pezzi di ricambio ufficiali”.

E però la visita è servita a scoprire che l’alimentatore si staccava dal resto della lampada, così almeno il pellegrinaggio era meno pesante.

Il pellegrino (io) e l’alimentatore hanno girato senza risultato.

Illuminato, ma non dalla lampada, mi sono ricordato che Alibaba.com è la casa di tutta l’elettronica e di tutti i componenti elettrici del mondo, cioè il sito BtoB cinese (perché ovviamente l’aggeggio che cercavo era cinese).

La Cina non mi ha deluso. La Cine è generosa: Alibaba mi ha chiesto di comprare almeno 5.000 pezzi!!!!

Il prezzo era pure buono ma dei restanti 4.999 pezzi non sono riuscito a trovare una collocazione.

Allora, il 2 agosto, ho scritto al customer service. Sì il 2 agosto, in piena stagione delle vacanze, non sono pazzo: sono ottimista 😉

Nessuna risposta. Fino al 2 settembre quando il customer service mi ha risposto indicandomi un centro di assistenza a Milano con il nome della persona da contattare.

Telefonata, mail con foto e poi squilla il telefono: 02xxxxx: “Ma è solo la presina? Tutto qui?”, dice.

“Tutto qui” replico fiducioso. “Venga qui a prenderla, gliela regalo” esclama lui. “Vorrei” rispondo io “Sto a Salerno, come possiamo fare? Posso fare un bonifico?”.

“Ma no. Mi paghi solo le spese di spedizione. Le faccio un contrassegno. Va bene?”.

Bene, va di lusso. E’ prima classe con il biglietto del carro bestiame!

A Milano un centro di assistenza che sa perfettamente che io non andrò mai, non comprerò mai nulla ti chiama, ti regala un plug in e non solo, prende un ometto fa un pacco e anticipa pure i soldi della spedizione.

Che dire?

Le ceramiche Solimene a Vietri sul Mare

La fabbrica delle ceramiche Solimene a Vietri sul Mare.

«Today the world has lost one of its great minds». Oggi il mondo ha perso una delle sue migliori intelligenze. La comunità di Arcosanti saluta così Paolo Soleri, suo fondatore e mayor.

Soleri, genio delle forme, filosofo e utopista, lascia a Vietri sul Mare nella fabbrica delle ceramiche Solimene un segno profondo della ricerca e dell’innovazione coniugate con il genius loci. L’unica sua grande opera italiana.

È una lezione di attualità enorme quella della fabbrica Solimene: da un lato questo genio che reinterpreta luoghi e funzioni di una cultura antica, come la ceramica vietrese, dall’altro, Vincenzo Solimene, l’imprenditore che non ha timore di affidare a questo giovane architetto il progetto più importante della sua vita, ma invece ne abbraccia la genialità e ne comprende il potenziale economico e produttivo per la propria azienda. Una storia di innovatori. Una storia del 1954. Rivista sessant’anni dopo questa storia, per le caratteristiche dei personaggi e per la bellezza dei luoghi e delle cose, ha qualcosa di magico che la avvicina ancora di più ai luoghi e alle forme di Antoni Gaudì, soprattutto agli alberi di pietra di Parc Guell. Visionari entrambi, sperimentatori nei materiali e nelle forme, innovatori nel rapporto tra architettura e ambiente.

Il mondo ha certamente perso – come scrive la comunità di Arcosanti – «un uomo che ha speso la sua vita nella ricerca di una architettura capace di sostenere le innumerevoli aspirazioni dell’uomo».

Vietri sul Mare ha oggi una pesante responsabilità in più: quella di custodire e preservare l’opera d’arte creata da Soleri che segna anche il passaggio tra un modo di produrre antico e uno più moderno. È la sfida alla modernità, in fondo, la più grande lezione di Soleri con la fabbrica Solimene. Una sfida che troppo spesso nel nostro tempo si preferisce non affrontare, trincerandosi dietro le troppo comode barriere dello status quo che però generano anomia e portano al declino.

(Il Mattino, 11 aprile 2013)