Archivio per la categoria ‘Il Cattivik’

Antropologia del fuciliere della rete

Pubblicato: 27 febbraio 2014 in Il Cattivik

finottaccioQuel maramaldo di Giulio Finotti, giornalista al servizio di tutti i poteri forti, delle logge, loggette e combriccole varie, l’altro giorno nell’ambito dei servizi resi in nome e per conto dei menzionati poteri forti e quant’altro, ha diffuso il vero pizzino di Matteo Renzi all’intransigente pentastellato vicepresidente della Camera dei Deputati.

Nel volgere di uno yoctosecondo il povero Finotti (che ovviamente non è nulla di tutto quello con cui l’ho descritto, ma solo un bravo e onesto giornalista) è stato ricoperto di contumelie: la sua ironia è stata sommersa di sterco.

Il timorato ha provato a spiegare, ma l’insulto – non gli era sufficientemente noto – non ha progressione geometrica, ma logaritmica.

Ma siccome  ogni occasione è buona per imparare qualcosa, ho provato a studiare l’antropologia del fuciliere della rete.

Studio breve e scontato: un coarcervo di luoghi comuni. Esattamento quello che uno si aspetta.

Forse, tra tutti, la granitica Emanuela da Brescia è quella il cui profilo più è puro: niente foto autentica nel profilo, nessun riferimento alla vita reale (il sito di un’attività professionale privo anch’esso di riferimenti umani è galleria di superlativi, oltre che a frasi fatte su clienti e qualità, copiate chiaramente da un bignamino del marketing) : in evidenza solo un costante richiamo alla superiorità morale e intellettuale. E una latente frustrazione nei rapporti con il mondo vero e la rete vissuta come rifugio.

Il fuciliere non ha dubbi, né ironia: ha solo certezze e sentenze da sparare. Guai a fare una domanda che non sia assonante con il pensiero del fuciliere! Se la pensi diversamente stai offendendo l’intelligenza, se fai una domanda c’era già la risposta e perché allora hai fatto la domanda.

In un giorno ho contato centinaia di tweet e conversazioni.

Ma è questo quello che noi chiamiamo democrazia?

 

 

 

I diritti e le merci, viste dal Sud

Pubblicato: 23 febbraio 2014 in Il Cattivik
Sole, mare, amare

Sole, mare, amare

La gente del Sud, dunque, è stata sedotta e corrotta dall’idea che lo sviluppo non si costruisce adeguandosi alle leggi del mercato, ma piuttosto drogandolo con massicce dosi di danaro controllate dal potere politico. E così il lavoro è diventato semplicemente un diritto sancito e non già, come avviene dappertutto, una merce da vendere.

Claudio Velardi, Corriere del Mezzogiorno 23 febbraio 2014

I meridionali del Nord

Pubblicato: 13 febbraio 2014 in Il Cattivik
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milanoUno studio della Banca Mondiale sulla cosiddetta ricchezza intangibile (cioè i fenomeni indistinti come l’istruzione, la sicurezza, lo Stato di diritto)  traduce quell’affermazione decisamente popolustica e demagogica ma certamente vera sul perché “i meridionali al nord sono i migliori, mentre a casa loro non combinano nulla”.

Non è che la Banca Mondiale si sia proprio proprio occupata di questa cosa, ma il ragionamento porta lì.

L’osservazione parte dal Messico e dai messicani che, coglionando muri, reti e guardie armate, attraversano il confine con gli States per farsi una vita decente.

Bene: secondo i calcoli della World Bank gli americani dispongono di un capitale intangibile dieci volte superiore a quello dei messicani.

Ma ai messicani basta attarversare il confine perché la loro produttività quadruplichi!

Mistero? Manco tanto. Osservano i ricercatori: negli States le istituzioni sono più accessibili, le leggi sono più chiare, i clienti più educati, la burocrazia più snella….

I paesi ricchi sono tali soprattutto grazie alle competenze dei loro cittadini e alla qualità delle istituzioni che sostengono l’attività economica.

Ecco spiegata la palingenesi del meridionale che si trasferisce a Milano.

Capitale umano e il valore delle istituzioni costituiscono la quota maggiore della ricchezza in quasi tutti paesi

I binari

Pubblicato: 11 febbraio 2014 in Il Cattivik

Adam SmithL’idea di poter vivere in un mondo a interdipendenze ridotte è figlia del luddismo del XXI secolo: quelle comunità che hanno risposto alle sfide della modernità con la “chiusura” hanno intrapreso la via del declino.

Negli ultimi due secoli la libertà e il benessere hanno marciato di pari passo con prosperità e commercio.

L’ideologia del declino

Pubblicato: 5 febbraio 2014 in Il Cattivik

Il muroCaduto il Muro e collassate tutte le ideologie continuiamo ad avere un gran bisogno della protezione di gruppi, caste, famiglie, logge, leghe e associazioni.

Abbiamo bisogno dell’estraneo!

Ma i gruppi con minore esperienza nel trattare con gli estranei – spiega Matt Riddley – si sono rivelati i più egoisti, meschini e ottusamente “razionali”.

In definitiva scivoliamo verso una società chiusa, decliniamo.

Al contrario – osserva Herbert Gintis, former Marxist economist alla University of Massachusetts – “I would say societies that use markets extensively develop a culture of cooperation, fairness, and respect for the individual,” (Le società che fanno un uso intenso dei mercati sviluppano una cultura di cooperazione, correttezza e rispetto per l’individuo).
O per riprendere uno mio scritto di qualche anno fa (L’Italia che non c’è: quant’è, dov’è, com’è?, numero speciale della Rivista di Politica economica, ottobre-novembre 1998, Sipi) riferito al mondo delle piccole imprese chi opera in contesti ampi, internazionali, a contatto con sentiment e regole anche complesse, si adatta, interiorizza e diventa più forte anche con la crisi.
Per questo oggi sono solo le imprese che esportano a stare bene. Giocano un campionato superiore.
O, infine, seguendo il suggerimento di qualche amico della marineria è la differenza tra il cabotaggio (la navigazione sotto costa) e il mare aperto. Se c’è la tempesta nel cabotaggio ripari subito nel porto amico, nella navigazione di alto mare continui a navigare.

La scienza secondo Barack

Pubblicato: 2 febbraio 2014 in Il Cattivik

BaChe tu sia un giovane uomo o una giovane donna, che tu viva in città o in campagna: il computer diventerà buona parte del tuo futuro. Studiare la scienza del computer ed avere quelle competenze è importante per il tuo futuro, è importante per il futuro della nazione.

(Barack Obama)

Il futuro in prestito

Pubblicato: 1 febbraio 2014 in Il Cattivik

SemaforoNegli anni duemila molti hanno preso in prestito dal futuro più di quanto il loro tasso di innovazione potesse sostenere; hanno destinato le risorse a fini improduttivi. Molte delle impennate di prosperità del passato si sono ridotte a nulla perché le persone hanno destinato troppo poco all’innovazione e troppo all’inflazione dei prezzi degli strumenti finanziari, oppure alla guerra, alla corruzione, ai lussi e alle ruberie.

(Matt Riddley)