Un prologo e…

Il cipresso di Festos

Gianni Molinari

Questo non è un blog, almeno nel senso che siamo abituati a conoscere.

L’idea, piuttosto, è un’altra. E mi frulla in testa da diversi anni. Donald A. Schön, un professore del Mit, negli anni ’80 influenzò un certo modo di pensare americano con un libro <The reflexive practictioner> (in Italia arrivato nel ’93!) che sulla base di un’analisi del comportamento di professionisti operanti in diversi settori osservava come <i professionisti migliori sanno più di quanto sanno esprimere: nel far fronte alle sfide giornaliere lanciate dal proprio lavoro, essi ricorrono a quel genere di improvvisazione che si apprende nel corso della pratica, più che a formule imparare nel corso degli studi universitari>. Schön ha dato un nome a questa pratica: <riflessione nel corso dell’azione>, cioè – traduco io – il tentativo di inquadrare il fare quotidiano in un quadro più generale, una specie di sistematizzazione quasi strategica del proprio operare. Ma molto di questo lavoro spesso è lasciato – per un motivo, o per un altro – appeso: qualche discussione con qualche interlocutore più attrezzato. Ma le tante idee che si discutono spesso si perdono. Ecco io non vorrei perderle. Anzi desidererei condividerle con chi – nel percorso dei miei studi, delle mie varie esperienze professionali, o più semplicemente dell’amicizia – in qualche modo si è ritrovato in un modo di ragionare hirschmaniamente (A. O. Hirschman), possibilista e fiero nemico del <pensiero corrente> e dei luoghi comuni.

Per dirla tutta, questo non è un club aperto.

Il titolo, una spiegazione è dovuta: è chiaro che ho parafrasato il titolo del film di Sergio Leone <Il buono, il brutto e il cattivo>. <Il bond, il brut e il Cattivik> dal mio punto di vista raccoglie i mali e le sfide dell’Italia che viviamo provando a vedere le cose da due angoli diversi: quello della patologia e quello della possibilità.

E allora il bond è, da un lato, la finanza privata e pubblica creativa con le illusioni e le disillusione, ma dall’altro è la modernizzazione delle imprese e del Paese quello che funziona e che è protagonista, sempre in silenzio, di mercati e sfide.

Il brut è la malattia della tavola, dove si compongono gli affari che altrove avrebbero un altro nome, ma è anche il filare di tante eccellenze alimentari perché come ricordava Fernand Braudel <Un odore di cucina può evocare un’intera civiltà>.

E, infine, Cattivik il maldestro ladruncolo ideato da Bonvi che vive nelle fogne. <Cattivik è amante del cattivo gusto, irascibile, talvolta ignorante della realtà che lo circonda, è stupido ma impavido, sempre desideroso di compiere i più efferati crimini, i quali vanno dal furto di un prezioso gioiello allo scippo di una borsa da una vecchina>. Ma rappresenta anche la capacità di adattarsi agli stereotipi della nostra società.

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